recensione a libro di Giuseppe Sinopoli
La mia natura di matita mi ha fatto entrare in questo testo con molta cautela e rispetto ed in “punta di matita”, poiché è prima di tutto un atto di memoria e gratitudine: non si limita a raccontare la vita di un sacerdote, ma cerca di trasmettere il suo insegnamento spirituale, in modo che continui a nutrire chi legge.
L’autore con dovizia, alterna parti narrative, testimonianze personali e trascrizioni di catechesi: il risultato è un linguaggio semplice, diretto e vicino all’esperienza quotidiana, che riflette il modo pastorale e concreto di don Marino.
La ricchezza biografica, che ripercorre le tappe missionarie e pastorali del sacerdote, la dimensione testimoniale, che rende vivi i suoi insegnamenti, la chiarezza spirituale (i consigli pratici sulla preghiera, sull’obbedienza, sul discernimento), rendono questo testo accessibile anche a chi non ha grande formazione teologica.
Fortemente legato a un contesto comunitario preciso, il testo assume un carattere quasi memorialistico, più prezioso per chi ha conosciuto don Peditto che per un pubblico completamente estraneo, ma comunque gradevole alla lettura.
La preziosità di questo libro è nella sua stessa natura di “testamento spirituale“: trasmette l’eredità di un sacerdote salesiano che ha fatto della preghiera, della missione e della guida dei giovani la sua vita. Un testo che unisce memoria, spiritualità e catechesi, utile per chi vuole approfondire la spiritualità, in un’epoca come questa dove, e lo dico da semplice matita, ci si dovrebbe interrogare di più su questi temi.
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Alla prossima recensione


























