In guardia

Un tuffo nel passato per comprendere il presente e costruire un futuro degno di umanità: il mio viaggio a Guardia Piemontese, piccolo comune situato in provincia di Cosenza, in Calabria, nel sud Italia. Luogo di grande interesse storico e culturale, soprattutto per la sua singolare eredità valdese e occitana, che lo distingue nettamente da altri borghi calabresi.

Una delle poche comunità di minoranza occitano-linguistica, che deve le sue origini aI movimento valdese. Siamo nel XII secolo a Lione.

I Valdesi predicavano la povertà, la lettura diretta della Bibbia, e rifiutavano molti dogmi e pratiche della Chiesa cattolica. Per questo furono dichiarati eretici già nel 1184. Iniziarono a subire persecuzioni, rifugiandosi in aree montane come le Valli Valdesi del Piemonte. Alcuni gruppi valdesi si rifugiarono nel sud Italia nel XIII secolo, protetti da feudatari normanni tolleranti. Fondarono Guardia Piemontese (chiamata un tempo “La Guardia Lombarda” o “La Guardia dei Valdesi”), portando con sé lingua, cultura e fede riformata.

Vado in questo posto per ricordare uno dei più gravi episodi di intolleranza religiosa. Più che mai in questo momento è bene averne memoria perché la storia è lì per non farsi ripetere.

Mata

 Nel 1561 avvenne una vera e propria strage: l’Inquisizione arrestò e torturò molti valdesi. Gli uomini furono massacrati, le donne violentate, i bambini deportati. Dopo questo massacro, il culto valdese fu vietato. I sopravvissuti furono forzatamente cattolicizzati, ma molte famiglie conservarono in segreto memoria e identità.

Vi ricorda nulla?

Se andate a Guardia Piemontese è bene sapere che qui ancora si parla l’occitano.

L’occitano è una lingua romanza parlata storicamente nell’Occitania (sud della Francia), in alcune valli alpine del Piemonte e in alcune colonie linguistiche, tra cui Guardia Piemontese. È la lingua dei trovatori medievali e ha un’importante tradizione letteraria.

L’occitano di Guardia Piemontese

 Il dialetto locale è chiamato “guardiolo”: è una variante piemontese-occitana, influenzata dall’italiano e dal calabrese. Fu parlato per secoli nella comunità come lingua d’uso quotidiano, ma ha subito un forte declino dal XX secolo in poi. Oggi è parlato fluentemente solo da pochi ma è oggetto di tutela e valorizzazione come minoranza linguistica storica riconosciuta dallo Stato italiano.

Viaggiare è conoscere la lingua del posto:

Bonjorn= buongiorno

Coma annem?= come stai?

Me siu= Io sono

Aiquesta tèrra= questa terra

   

in guardia dunque… perché la storia è lì per non farsi ripetere…

La vita passa nel profondo

recensione al libro di Estro Manero

Una raccolta fotografica di novelle che vi toccheranno così tanto il cuore da non poter trattenere le lacrime: di gioia, tristezza, commozione, malinconia, e molto altro che non vi svelo. Munitevi di fazzoletti, ve lo consigliano sia Tito (il matitino un pò grossolano troppo preso a giocare per pensare alle emozioni) che il mio amato Gran G (la gomma da cancellare che di solito usa la sua severità per riordinare la realtà).

parole usate come pennelli che suonano toccando realtà ed anima

Mata

Questa volta sia Tito che Gran G sono rimasti stupiti, proprio come me.

L’autrice ci prende per mano e con un fare insolito, narra, quasi cantando, storie vere.

In questo libro La vita passa nel profondo, sono narrate storie vere ma in modo inatteso.

La scelta delle parole raffinate, sensibili, quasi dipinte esse stesse per l’occasione, scelte tra mille colori possibili, non ci fa accorgere che quello che viene narrato a volte è crudeltà, disagio, solitudine e tanti altri spaccati che non vorremmo esistessero ma ci sono.

Racconta i fatti, anche quelli più bui, con così tanta delicatezza da farle diventare quasi “buone novelle”.

Anche i nomi scelti per tutti i personaggi sono evocativi, se ne comprendono i profili già dal nome.

Ciò che vi rimarrà impresso, inciso è il SUONO. Queste novelle, suonano. Suonano di messaggi che sanno a volte di rimproveri verso atteggiamenti riprovevoli, a volte di monito su ciò che si dovrebbe evitare, altre di inevitabilità perché a volte è “semplicemente” è così che va la vita.

Ciò che rimane però è la delicatezza con cui tutto questo è narrato, quella che tutti dovremmo ritrovare quando si parla di vite umane.

Vi rimane solo di leggerlo e lo trovate qui.

E come sempre poi, tornate qui e raccontatemi cosa ne pensate.

la vostra Mata

… sulla punta di un sorriso

viaggio interumano n°9547/chestraniquestiumani

intervista ad un’ombra…

Oggi mi sono dilettata a parlare con un’ombra, sì l’ombra di una persona.

Camminavo per strada e ad un certo punto la sua ombra si è voltata e mi ha fatto l’occhiolino.

Così incuriosita ho accelerato il tratto e ho voluto parlarle.

“Strano” ho pensato, il sole oggi non c’è, come è possibile che io veda questa ombra?

Detto fatto, come in un film, accade il fermo immagine e tutto si ferma, semplicemente perchè la sua persona era in coda in un ufficio.

Golosa occasione per scambiare due chiacchiere con l’ombra che per facilità di tratteggio chiamerò “Gigliola” perché su un lato del suo confine mi è sembrato si formasse un GIGLIO. Strani giochi della luce credo.

La mia curiosità ha fatto il resto.

Ecco l’intervista:

Ciao sono Mata una matita che si diverte a tracciare dettagli che sfuggono ai più.

Il tuo occhiolino mi ha attratta ed eccoci qui. Mi racconti di te?

“Volentieri. Sono un pò annoiata, facciamo sempre le stesse cose e la stessa strada ogni giorno. Mai un cambiamento, un gesto nuovo. Che ne so, una espressione inattesa.

Così vedendoti, inusuale e inaspettata, ho cercato di attrarre il tuo sguardo. Quando mi ricapiterà di incontrare una matita parlante?!

Ci sono riuscita, sei qui. E posso parlare un pò con te anziché seguire sempre questi stessi gesti da anni.

Troppi.

Sentire sempre i soliti lamenti senza però mai vedere la vera volontà di fare qualcosa di nuovo di diverso. Noi ombre siamo ancorate, legate in modo inevitabile alle nostre persone. Siamo qui per dar loro spessore, definizione, come si fa in un quadro, ma non CONFINI.

Gli umani invece, sembra che trovino gusto nel generarsi continui, LIMITI… che strane creature!

Ma tu non sei umana e quindi mi comprendi?

Io vorrei danzare, ogni tanto. Vorrei volteggiare, cambiare forma, trovarmi nel nuovo e scoprire che posso fare molto di più che essere trascinata dalla mia persona.

Potrei persino cambiare posizione. Diventare un parasole, o una pedana per saltare.

Insomma chi mai ha sperimentato tutte le potenzialità di un’ombra?

Ora però devo andare, la fila si muove ed è arrivato il nostro turno. Grazie per avermi ascoltata anche se solo per questo breve istante. Porta questo messaggio a più persone che puoi, per favore.

Anche noi ombre abbiamo una vita e possiamo fare molto di più.”

Grazie Gigliola.

Che strano incontro, sono frastornata. Non ci avevo mai pensato che un’ombra avesse una propria identità.

Quante cose diamo per scontate, quanti gesti si ripetono abitudinariamente senza rendersi conto che così non si crea nulla di nuovo.

Ed è solo, invece, creando il nuovo, che si evolve. Mi fa nascere un piccolo sorriso sulla punta.

Dovrò dirlo… sì sì, intanto inizio da qui:

Aggiungi ogni giorno un gesto nuovo alle tue abitudini, una parola che non hai mai usato, una via che non hai mai percorso, cambia sequenza, cambia schema e goditi il sorriso che da questo nascerà.

Ti sparo

recensione libro di Celeste Bruno

genere noir

un susseguirsi di parole mozzafiato che prendono per mano
e portano a fare luce sulla verità

MATA

Si sa io amo “indagare” nelle pieghe degli animi umani alla ricerca degli Unitanti*, ma questa volta ho dovuto fare appello a tutte le mie capacità individuando quella da detective per poter uscire da queste pagine indenne.

Il primo impatto è stato un pò agghiacciante, talmente tanto che ho ancora tanto freddo…

… poi mi sono ben nascosta ed è iniziata la mia indagine segreta…

Ora dovrò usare una punta molto appuntita per raccontarvi questa storia.

Per rimanere delicata ed allo stesso tempo incisiva.

Questo libro TI SPARO, è stato un viaggio nelle pieghe più profonde dell’animo umano, quelle buie, quelle che non vorresti mai vedere. Ma anche quelle della rettitudine che invece infondono sicurezza e sollievo. Il bianco e il nero, gli opposti che si muovono in cerchio, quasi attratti gli uni dagli altri.

Guidata da un’abile penna, quella dello scrittore, partendo dalle cronache minuziose, mi sono ritrovata a scoprire immagini immersive, fino a sentirne l’odore e le emozioni, il palpitare del cuore che corre all’impazzata.

Tutti credono che io, in qualità di matita, non provi emozioni e sentimenti, ma di cosa potrei scrivere se non fossero questi a passarmi nella mina?

E in questa storia, le emozioni si fanno talmente dense che non puoi staccare gli occhi dalle pagine, fino alla parola “verità”.

Ma la verità che mi ha colpita è quella delle scelte che a volte si è portati a fare a causa di tanti incroci. E svolta dopo svolta ti ritrovi dalla parte opposta a quella da cui eri partito.

Ma sono ancora le scelte che poi possono riportare al punto di partenza.

Si può sempre scegliere, questo è il senso della storia (vera) raccontata. Non è mai troppo tardi, nonostante tutto.

E’ nella mia natura guardare l’umanità da Unitante, senza giudizio, senza scissione e cercando quindi di capire i perché delle scelte che si fanno.

E qui di perché, soggettivi, ce ne sono davvero tanti e sono questi che dovrebbero interessare a lettrici e lettori, andando oltre le apparenze.

Questo è un libro da leggere perché nella sua “crudezza” descrive una delle realtà possibili in cui si può cadere e, solo conoscendola, si può intravedere la possibilità di evitarla o, del “ritorno”.

Tutti i personaggi descritti hanno motivi per fare ciò che fanno, rendendo la storia crudele e segnante. Sai da subito che il finale non sarà lieto ma ciò che scopri ti rende più forte, quasi immunizzato.

Non si può vivere sempre “nel mondo delle fiabe” , parola di Mata, e più conosci la realtà e meno illusioni potranno ferirti.

Ma lo scrittore ha le prove, e ce le dona: la verità ha una forza tutta sua e ad un certo punto si manifesta, anche se ci mette del tempo.

Nel gioco delle parti, forse tutti giocano a far in modo che questo accada!

Buona lettura

Per avere il libro basta cliccare sul titolo (evidenziato il blu) o qui CLICCAMI

*Noi Unitanti, per chi ancora non lo sapesse, veniamo dal Mondo U.N.O quello dell’ UNIONE NATURALE ORIGINALE, dove non esistono scissioni ma costanti connessioni. Pensiamo in modo unitario, circolare. Creiamo unioni … quindi mai o l’una o l’altra (di qualsiasi cosa si stia parlando) bensì UNO ….

Non solo sangue

recensione libro di Angela Formaro

un ricamo sulle apparenti normalità
che celano sempre altri mondi ed altre realtà
fatto con il filo delle tradizioni

MATA

A questo libro NON SOLO SANGUE, si è appassionata la mia amica Sissilillipirilli, lei si sa

è portatrice di un’arte preziosissima: la sincronicità.

Ne è maestra ma ve lo faccio dire da le.

Grazie Mata, lo racconto volentieri, sì è importante, occorre conoscere questa arte poiché essa come me è delicata e come me teme gesti duri e irruenti. Questi gesti ci fanno perdere di vista le GIUSTE AZIONI. E ci fanno perdere tante opportunità. Quando questo accade, la magia del “tempo sincronico”  scappa, è simile ad un gatto appunto.

Permalosa, notoriamente abitudinaria, notoriamente indipendente.

Il mio nome lo spiega alla perfezione e proverò a ricordarvelo. 

Sì sì sono le due parole magiche che occorre pronunciare ogni volta che si sente di voler esprimere un sentimento, o rispondere ad un impulso creativo.  Lì Lì  indica la giusta direzione dove questo sentimento o idea, vuole arrivare e soprattutto a chi vuole arrivare o con chi vuole esprimersi.  Pirilli è un “saltello” che indica SUBITO senza aspettare che si raffreddi o che la razionalità  devasti ciò che è uscito spontaneamente. Questa è la SINCRONICITA’! 

Ed oggi per farvela meglio comprendere, mi farò aiutare dal Sig. Tempo.

Il Sig. Tempo, è come un generale di armata, un soldato quindi. Si ferma sull’attenti per concederci la possibilità di comprendere, un meccanismo, un concetto, una sensazione, un’emozione e tanto altro che ci occorre per crescere. E’ certo di essere utile solo quando noi lo chiamiamo per dare risposta ai nostri bisogni. Ho detto giusto, BISOGNI e non DOVERI perché ogni volta che lo chiamiamo per i doveri, lui si sente sprecato e questo non gli piace affatto. 

Se per troppe volte lo facciamo sentire SPRECATO, diventa indagatore, autoritario e inizia a dare comandi imperativi attraverso le URGENZE, correndoci dietro per farci muovere nella direzione giusta.

Quando invece siamo noi a fermarci nell’aspettativa e nella speranza che qualcosa accadrà, lui inizierà a correre davanti a noi SFUGGENDOCI. Dandoci così la sensazione di non averne abbastanza. Ci farà sentire pieni di cose da fare ingolfati ed inconcludenti.

Ma… quando ne sappiamo fare un buon uso, esercitando la SINCRONICITA’, ci sembrerà che si raddoppi o che tutto accada CONTEMPORANEAMENTE. Quando questo accade è la MAGIA.”

Grazie Sissillillipirilli, mi hai aiutata a raccontare il senso di questo libro.

Di cosa parla? Parla di “magia” appunto, parla di un tempo che si rischia di perdere a causa di resistenze e paure e di un altro tempo invece che diventa magicamente sincronico quando ci si affida a ciò che si sente davvero.

Attraverso la mano delicata ma incisiva di questa autrice, i tempi di tutti i personaggi si incrociano, e grazie al filo conduttore delle tradizioni e degli spessori culturali di cui abilmente racconta senza farli diventare protagonisti, PASSATO PRESENTE E FUTURO diventano un solo scenario dove tutto si gioca per capire alla fine che tutto ha un senso… solo però se si ha la sensibilità di capirne l’essenza.

Superando i rancori e le apparenza si trova ciò che davvero risiede nel proprio cuore.

Facendo così, in modo di comprendere il senso delle relazioni umane che si stanno vivendo, anche quelle meno piacevoli o semplici, si scopre che i legami vanno oltre ogni apparenza o schema e grazie ad essi, si diventa salvatori di se stessi.

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Buona lettura

il cuore delle azioni

con soli €10 ho costruito il futuro…

E anche questa vi sembrerà una delle tante mie storie assurde… come al solito… “COSE DA MATA” impossibili, da fumetto, solo nelle favole… invece NO.

Anche questa volta è UNA STORIA VERA.

Quella di JAGO (riferimento a fondo pagina) e del Rione Sanità di Napoli.

Nell’immaginario collettivo, anche se sai poco di Napoli, se pronunci “Rione Sanità” ti si aprono subito file nefasti. E non ti viene in mente che è stato il luogo a dare i natali a Totò, presenza di palazzi costruiti con architetture straordinarie (Palazzo dello Spagnolo), chiese significanti come la chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini (la chiesa blu).

La reazione è quella di fuggire da lì… come forse lo è stata per molti (giovani) che, non avendo altra possibilità (se non quella di soccombere) sono stati costretti ad abbandonare la propria dimora.

cosa SPINGE A FUGGIRE?

potremmo dire per non accettare il compromesso ma nel senso di “compromettere, mettere a rischio la reputazione, generare danno”, ma non lo faremo ( non per ora).

Ciò che mi preme raccontarvi è nascosto dentro queste parole: DEVI, DOBBIAMO e una che non si vede ….PRESSIONE.

C’è una parte in ogni essere umano legata al pragmatismo ed ha come scopo arrivare agli obiettivi ma…se dall’esterno arrivano troppe informazioni, troppe pressioni, troppe richieste contemporaneamente, perde la direzione e soprattutto perde il contatto con se stessa. Come se all’improvviso non avesse più un progetto logico da seguire. Diventa così DIPENDENTE dalle volontà esterne per poter proseguire e per poter dare fede alla sua natura composta. Ma così facendo, perde la sua identità e nel tempo (più o meno breve) da prigioniera innocente, tenterà la fuga. Il primo passo sarà verso se stessa per istinto di protezione e sopravvivenza, dunque si chiuderà dentro. E sono quelle tre parole lassù, a determinare tutto.

Possiamo riconoscere questo atteggiamento in improvvisi mutismi, chiusure improvvise, perdite di interesse che sfoceranno inevitabilmente in altrettante reazioni di compensazioni … più comuni ed evidenti delle prime perché più distruttive ed eclatanti.

Sì, sto parlando di demoralizzazione che ha come reazioni evidente il bisogno di distruggere o, di non attendere la raccolta dei risultati, ovvero di fermarsi prima. Questa reazione che ci spinge a fuggire è dunque una forma di reazione di sopravvivenza, quando intorno a noi si sta costruendo una prigione invisibile fatta di obblighi, divieti, impossibilità di espressione che ci priva di una identità e di una dignità...

e queste pressioni possono essere generate da qualsiasi forma di REGOLE IMPOSTE, giuste e non!

Questa è la storia intrecciata di chi parte (fugge), torna e di chi scegli di restare. Le storie che si mescolano, quasi a creare un unico battito, sono:

quella di JAGO, artista straordinario che nei primi anni della sua attività, è costretto ad espatriare per trovare il suo spazio di espressione, perché (ma dai???!) non apprezzato in patria.

quella dei ragazzi della Cooperativa La Sorte, che hanno scelto di restare.

e quella di un luogo pieno di tesori … Rione Sanità (NA).

Tutto grazie ad un “Termometro” che non citeremo ma che vi faccio raccontare dal mio amico Termy, perché è un suo amico.

è un astronauta, Naviga tra le stelle ovvero tra i TALENTI di ogni esistenza visibile ed invisibile. Ha una funzione specifica… ascoltatelo.

Ciao Mata, mi presento. Sono un NAUTA ovvero navigo e galleggio, non appartengo a nessun mondo ma li conosco tutti. 

Viaggio costantemente tra un mondo ed un altro. Ho un compito ben preciso. Misuro la capacità di BRILLARE di ogni esistenza. Ed è così che sono andato in aiuto dando indicazioni concrete su come UNIRE le storie che hai citato. E’ solo così che è CERTO che ANDRA’ TUTTO BENE  e te ne spiego anche i perché.

Massima attenzione dunque, perché è molto importante ciò che sto per dirti.

Prima di tutto io misuro I GRADI ovvero la capacità di ESSERE IN GRADO di fare o non fare alcune azioni.

Porto due tute per navigare:

  • una si chiama UMILTÀ, ovvero accorgersi che ci sono azioni che si possono fare ed altre che invece non sono costruttive. 
  • l’altra si chiama RESPONSABILITÀ che non è altro che la capacità di rispondere di se stessi.

ASCOLTARE; FARE CORRETTE VALUTAZIONI e ORGANIZZARE, sono gli attrezzi che porto dal mio pianeta.

Ed è così che ho unito: la forza (per alcuni considerate presunzione) di JAGO, con la mia perseveranza ed ho usato le sue opere per creare opportunità di lavoro e quindi di vita sana, ad un gruppo di giovani che NON VOLEVANO FUGGIRE ma neanche SOCCOMBERE!

Il marmo bollente, carico del cuore pulsate di questo giovane ma testardo artista tutto Italiano, e il coraggio di questi ragazzi e ragazze, hanno determinato LA SVOLTA di cui molti hanno parlato per troppo tempo a vuoto, ma solo loro hanno realizzato , determinando LA SORTE che desideravano per loro stessi e la loro “casa”.

GIUSTE AZIONI, questa è la chiave. Le stesse che possiamo fare noi, nel nostro piccolo, andando a visitare il Museo. Con sole € 10, costruiamo fattivamente la rinascita di questo posto.

JAGO

JAGO MUSEO

Cooperativa La Sorte

noi di biglietti ne abbiamo pagati 3 😉 come il simbolo del cuore che JAGO ha scolpito in un sasso…

la pazienza non costa nulla

ci ha detto senza esitazione Nicola un giorno…

non sapete chi è Nicola detto il Gaudì italiano di Grosio?

Allora devo proprio raccontarvelo… aspettate, ora ve lo presento.

In un comune italiano della Valtellina, Grosio appunto, si trova un giardino incantato.

E’ stato proprio il mio nuovo amico Nicola a realizzarlo, e ci vengono da tutto il mondo a visitarlo. Ma, lui non se ne cura, continua ad abbellire il suo mondo proprio come faccio io.

Senza averlo programmato, un giorno, la mia autrice è capitata lì e loro due, nella massima semplicità si sono parlati e conosciuti e sono finiti a dipingere insieme. Lei ha lasciato nel suo giardino il mio tratto, una sorta di buon augurio per la sua splendida iniziativa che lui, ha fatto per se stesso.

Avete capito bene, lui ha proprio detto “l’ho fatto per me, non ho mai pensato che mi avrebbe fatto diventare noto”.

Un abruzzese catapultato in Valtellina per cercare lavoro, nel1982 inizia questo capolavoro (senza minimamente idea che lo sarebbe diventato) per salvare il suo matrimonio.

“Tutto questo l’ho fatto con l’unica materia che non costa nulla, la PAZIENZA. Bisogna lasciar correre, non prendersela.” Così lui anziché arrabbiarsi per incomprensioni (normali nella vita) ha preferito, in tutti questi anni, dedicare il suo tempo a creare bellezza. Trasformando così ogni reazione, oggetti vecchi, cose inutili, in BELLEZZA.

“Dovevo fare un muro di contenimento su questa parete della montagna” indica ciò che si trova alla spalle della sua casa. ” E così pezzo dopo pezzo ho realizzato un orto fatto a terrazze, ma ho voluto abbellirle per me”.

Ed è così che giorno dopo giorno, un pezzettino di vetro dopo un altro, gradino per gradino (ognuno decorato), gli anni si sono susseguiti ed è nato il GIARDINO ROCCIOSO. E mica se lo aspettava che venissero da tutto il mondo per ammirarlo (oltre 1000 visitazioni al giorno).

Pensateci, ha dell’incredibile tutto questo. In un paesino sperduto in una valle, improvvisamente un via vai di persone che ti vengono a trovare e tu non hai idea neanche perché.

Nicola è gentile, socievole, ma è rimasto l’uomo semplice di sempre di cui tutti in paese parlano benissimo.

Nicola rifugge ogni notorietà, non fa il divo, ricerca semplicità e rapporti umani autentici. Credo sia stato questo a piacergli di me. Per questo ci è venuto incontro ed ha voluto conoscersi. E’ andata proprio così. Lui era dentro al suo laboratorio, con la porta semichiusa. Ad un certo punto è uscito come se ci stesse aspettando. Un appuntamento magico preso dai miei amici UNITANTI, ne sono certa.

Ed è così che la mia autrice su suo invito, è finita a disegnare insieme a lui.

Ora anche io sono nel GIARDINO ROCCIOSO del Gaudì italiano e ne sono felice e fiera.

Tornerò a trovare il mio amico Nicola a Natale, perché è stato davvero un onore conoscerlo e la sua storia è davvero da raccontare, 70 anni vissuti a creare bellezza. Un vero UNITANTE!

Io sono felice di averlo conosciuto.

Rimanete in connessione perché ve ne parlerò ancora ma intanto voi, andate a visitare questo posto magico.

L’ingresso è libero e NON bisogna prenotare e se sarete fortunati potrete incontrare Nicola 😉

ascoltare … questione di abitudine

Ho partecipato ad un evento inusuale

e devo, ho il dovere, di raccontarvelo… ho scoperto una cosa importantissima e sono certa che nessuno fino ad ora questa cosa ve l’abbia spifferata.

Cosa riguarda? l’ASCOLTO siiiii

l’ASCOLTO, e ciò che non è

  • non è una qualità
  • non è una capacità
  • non è un talento
  • non è comunicazione

Vi sarà capitato mille e mille volte

di vedere questo concetto, associato ad uno o più punti che vi ho elencato appena sopra.

Come ho fatto a scoprirlo?

mi sono immersa dentro … ed ho scoperto che l’ASCOLTO è un processo ovvero

un insieme di ABITUDINI SANE che possono essere acquisite.

Come un programma per un computer, esso è alla base delle azioni giuste per fare.

Ve ne parlo, perchè questa è una scoperta rivoluzionaria

sono certa che questo equivoco è alla base di ogni conflitto, interno ed esterno ad ogni essere vivente, umani compresi.

Se si dà per scontato che questo processo o programma è in dotazione di tutti, si LITIGA perché si parte dal presupposto che è impossibile che l’altro non abbia compreso ciò che abbiamo detto!!!

Ma noi, siamo certi che

  1. ciò che abbiamo detto corrisponde a ciò che abbiamo immesso in noi?
  2. ciò che abbiamo emesso è davvero nei nostri scaffali interiori al posto giusto, o invece è un pregiudizio?
  3. ciò che intendiamo dire è davvero corrispondete con ciò che desideriamo ottenere?

Inoltre, lo sapevamo che l’ASCOLTO è un processo produttivo interiore che precede la COMUNICAZIONE intendendo per comunicazione mettersi in comune con gli altri?

E lo sapevamo che comprendere, vuol dire CONTENERE e non capire e dunque è legato alla SPAZIO che abbiamo interiormente?

Insomma, l’ASCOLTO si può apprendere proprio come un insieme di SANE ABITUDINI.

Ho appreso tutto questo in un percorso inedito e se volte scoprire dove si trova, contattatemi ve lo spiffererò

se invece desiderate approfondire le conoscenze di cui vi ho fatto cenno,

cliccate sulla mia immagine qui sotto e vi ritroverete in uno scrigno prezioso nel quale troverete ciò che cercate.

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le scoperte “traccianti”

Siamo soliti pensare che quando si viaggia, gli incontri che si fanno siano quelli con altre persone diverse da noi.

Mata invece  sostiene, dai suoi strani punti di osservazione, che  quando si viaggia davvero, l’incontro più importante si fa con se stessi.

Dice che in ognuno dimorano tanti SE’. Ognuno di questi entra in risonanza con i posti in cui ci si immerge….e sono proprio queste parti a riservarci infinite sorprese…..che strane visioni cara Mata.IMG_7813

il freddo ci rende taglienti

Meraviglia e stupore la NEVE…. anche Mata ama il silenzio che da essa deriva. La delicatezza con la quale avvolge e copre tutto anche le cose meno piacevoli.

Ma occorre stare attenti al freddo. Mata teme il freddo. Il suo tratto si fa tagliente ed i suoi amici FOGLI possono rimanerne feriti anche senza volere.

C’è un freddo che, però, Mata teme di più di quello atmosferico. Mata offesa destra

Il freddo che si crea quando le  situazioni si fanno rigide, sgradevoli, piene di equivoci e sottintesi. Questo freddo è più pericoloso del ghiaccio siberiano. Lo pensò la prima volta che sorvolò la Siberia. Quell’immagine le mise paura ma le ricordò ciò che la fa scappare e chiudere davvero.

Il freddo dei rapporti la rende pericolosa e per non ferire,

preferisce SPARIRE.

Mata freddo sinistra

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