Un tuffo nel passato per comprendere il presente e costruire un futuro degno di umanità: il mio viaggio a Guardia Piemontese, piccolo comune situato in provincia di Cosenza, in Calabria, nel sud Italia. Luogo di grande interesse storico e culturale, soprattutto per la sua singolare eredità valdese e occitana, che lo distingue nettamente da altri borghi calabresi.
Una delle poche comunità di minoranza occitano-linguistica, che deve le sue origini aI movimento valdese. Siamo nel XII secolo a Lione.
I Valdesi predicavano la povertà, la lettura diretta della Bibbia, e rifiutavano molti dogmi e pratiche della Chiesa cattolica. Per questo furono dichiarati eretici già nel 1184. Iniziarono a subire persecuzioni, rifugiandosi in aree montane come le Valli Valdesi del Piemonte. Alcuni gruppi valdesi si rifugiarono nel sud Italia nel XIII secolo, protetti da feudatari normanni tolleranti. Fondarono Guardia Piemontese (chiamata un tempo “La Guardia Lombarda” o “La Guardia dei Valdesi”), portando con sé lingua, cultura e fede riformata.
Vado in questo posto per ricordare uno dei più gravi episodi di intolleranza religiosa. Più che mai in questo momento è bene averne memoria perché la storia è lì per non farsi ripetere.
Mata
Nel 1561 avvenne una vera e propria strage: l’Inquisizione arrestò e torturò molti valdesi. Gli uomini furono massacrati, le donne violentate, i bambini deportati. Dopo questo massacro, il culto valdese fu vietato. I sopravvissuti furono forzatamente cattolicizzati, ma molte famiglie conservarono in segreto memoria e identità.
Vi ricorda nulla?
Se andate a Guardia Piemontese è bene sapere che qui ancora si parla l’occitano.
L’occitano è una lingua romanza parlata storicamente nell’Occitania (sud della Francia), in alcune valli alpine del Piemonte e in alcune colonie linguistiche, tra cui Guardia Piemontese. È la lingua dei trovatori medievali e ha un’importante tradizione letteraria.
L’occitano di Guardia Piemontese
Il dialetto locale è chiamato “guardiolo”: è una variante piemontese-occitana, influenzata dall’italiano e dal calabrese. Fu parlato per secoli nella comunità come lingua d’uso quotidiano, ma ha subito un forte declino dal XX secolo in poi. Oggi è parlato fluentemente solo da pochi ma è oggetto di tutela e valorizzazione come minoranza linguistica storica riconosciuta dallo Stato italiano.
Viaggiare è conoscere la lingua del posto:
Bonjorn= buongiorno
Coma annem?= come stai?
Me siu= Io sono
Aiquesta tèrra= questa terra
in guardia dunque… perché la storia è lì per non farsi ripetere…
UNITANTE è una parola che Mata ha portato dal suo mondo U.N.O.
per lei il concetto di UNITARE è fondamentale perché è legato al talento di indagare e fare nessi.
I temi trattati sono riferiti esclusivamente alle scoperte di MLBsystem®, nelle quali i talenti e le attitudini hanno una grande rilevanza: sono artefici della pace reale, quella che ogni essere umano vive con se stesso.
Perché sono importanti i talenti dunque. Hanno una ricaduta immediata sul nostro comportamento. Sono causa del conflitto quando non li usiamo. Usarli nella vita quotidiana (e non solo quelli artistici) serve a diminuire le compressioni. IN PARTICOLARE, L’INDAGINE e I NESSI collegati al saper creare strategie: Servono a saper fare corrette valutazioni. Valutare tutti i rischi e tutte le “incidenze”. Evitare pericoli, generare vera sostenibilità. Da non dimenticare dunque, l’applicazione di questo talento in ambito IMPRENDITORIALE, che serve a fare corretta: -valutazione in fase analitica del business, per fare una corretta strategia di impresa. -impegnarsi in quello che siamo in grado di portare a termine e CREARE davvero bellezza anziché spazzatura.
Ed ecco perché per M.A.T.A. e gli UNITANTI, UNITARE è diverso da UNIRE. UNITARE presuppone la CONOSCENZA e l’ACCOGLIENZA delle UNICITA’, ma sapendo fare corrette valutazioni altrimenti si incorre in LIVELLAMENTO APPIATTIMENTO IMITAZIONI EMULAZIONI COSTRIZIONI ARTEFAZIONI DELLA REALTA’
“Noi Unitanti, per chi ancora non lo sapesse, veniamo dal Mondo U.N.O quello dell’ UNIONE NATURALE ORIGINALE, dove non esistono scissioni ma costanti connessioni. Pensiamo in modo unitario, circolare. Creiamo unioni … quindi mai o l’una o l’altra (di qualsiasi cosa si stia parlando) bensì UNO”
Oggi mi sono dilettata a parlare con un’ombra, sì l’ombra di una persona.
Camminavo per strada e ad un certo punto la sua ombra si è voltata e mi ha fatto l’occhiolino.
Così incuriosita ho accelerato il tratto e ho voluto parlarle.
“Strano” ho pensato, il sole oggi non c’è, come è possibile che io veda questa ombra?
Detto fatto, come in un film, accade il fermo immagine e tutto si ferma, semplicemente perchè la sua persona era in coda in un ufficio.
Golosa occasione per scambiare due chiacchiere con l’ombra che per facilità di tratteggio chiamerò “Gigliola” perché su un lato del suo confine mi è sembrato si formasse un GIGLIO. Strani giochi della luce credo.
La mia curiosità ha fatto il resto.
Ecco l’intervista:
Ciao sono Mata una matita che si diverte a tracciare dettagli che sfuggono ai più.
Il tuo occhiolino mi ha attratta ed eccoci qui. Mi racconti di te?
“Volentieri. Sono un pò annoiata, facciamo sempre le stesse cose e la stessa strada ogni giorno. Mai un cambiamento, un gesto nuovo. Che ne so, una espressione inattesa.
Così vedendoti, inusuale e inaspettata, ho cercato di attrarre il tuo sguardo. Quando mi ricapiterà di incontrare una matita parlante?!
Ci sono riuscita, sei qui. E posso parlare un pò con te anziché seguire sempre questi stessi gesti da anni.
Troppi.
Sentire sempre i soliti lamenti senza però mai vedere la vera volontà di fare qualcosa di nuovo di diverso. Noi ombre siamo ancorate, legate in modo inevitabile alle nostre persone. Siamo qui per dar loro spessore, definizione, come si fa in un quadro, ma non CONFINI.
Gli umani invece, sembra che trovino gusto nel generarsi continui, LIMITI… che strane creature!
Ma tu non sei umana e quindi mi comprendi?
Io vorrei danzare, ogni tanto. Vorrei volteggiare, cambiare forma, trovarmi nel nuovo e scoprire che posso fare molto di più che essere trascinata dalla mia persona.
Potrei persino cambiare posizione. Diventare un parasole, o una pedana per saltare.
Insomma chi mai ha sperimentato tutte le potenzialità di un’ombra?
Ora però devo andare, la fila si muove ed è arrivato il nostro turno. Grazie per avermi ascoltata anche se solo per questo breve istante. Porta questo messaggio a più persone che puoi, per favore.
Anche noi ombre abbiamo una vita e possiamo fare molto di più.”
Grazie Gigliola.
Che strano incontro, sono frastornata. Non ci avevo mai pensato che un’ombra avesse una propria identità.
Quante cose diamo per scontate, quanti gesti si ripetono abitudinariamente senza rendersi conto che così non si crea nulla di nuovo.
Ed è solo, invece, creando il nuovo, che si evolve. Mi fa nascere un piccolo sorriso sulla punta.
Dovrò dirlo… sì sì, intanto inizio da qui:
Aggiungi ogni giorno un gesto nuovo alle tue abitudini, una parola che non hai mai usato, una via che non hai mai percorso, cambia sequenza, cambia schema e goditi il sorriso che da questo nascerà.
la passione è l’unica forza che muove ogni azione e scelta, senza sarebbe una matita senza mina
Mata
Il libro di oggi ve lo faccio raccontare da Gran G. Non sapete chi sia?
Ma come?
Matine e matini, come potete seguire le mie storie se non conoscete il mio amico (uno dei 6 Unitanti) nonché mio grande amore (impossibile)?!
Gran G è una gomma da cancellare!
Tra noi è stato ed è ancora un grande amore, solo che abbiamo scelto di viverlo in un altro modo.
Prima lui con la sua irruenza, cancellava ogni mio tratto, per proteggermi e per la sua innata voglia di rendere tutto PERFETTO.
Ma io sono una MATITA; la perfezione non è parte della mia storia.
Io sono nata per tracciare, in modo scomposto, mille e più righe per RENDERE L’iDEA di ciò che voglio raccontare: IL MOVIMENTO.
Posso farlo solo nell’imperfezione e solo pochi tratti vanno cancellati altrimenti la STORIA che sono intenta a raccontare, non si dispiega e non se ne comprende il senso.
Questo libro UNPERFECT di Antonella Gramigna, ve lo faccio raccontare dunque da lui, perché è parla proprio dell’importanza dell’IMPERFEZIONE.
” Cercherò di farlo con la massima attenzione cara Mata, anche perché me ne sono totalmente innamorato. Leggendo tra le pagine di questo libro, ho ammorbidito tutta la mia naturale durezza che mi porta spesso ad essere irruento!
Io arrivo, vedo che qualcosa non va e CANCELLO, sì e vero e spesso cancello TUTTO indistintamente senza lasciare traccia alcuna di cosa sia accaduto prima del mio passaggio.
Ma ho compreso anche grazie a te, cara Mata, che cancellare non porta mai nulla di buono perché si perde la memoria delle cose che sono accadute e quindi conduce a ripetere gli stessi errori mille e mille volte senza alcune esito costruttivo.
Ed è di tutto questo che parla questo libro, nel quale l’autrice con penna fine ed incisiva, scava nella pieghe del più grande amore dell’umanità: LA DEMOCRAZIA!
E’ una storia d’amore e di passioni:
quella della protagonista per il suo lavoro (giornalismo che viene anche un pò messo in discussione nella sua etica e professionalità senza risparmiare critiche e colpi, in un’epoca come questa di grandi strumentalizzazioni mediatiche),
quella che intreccia i protagonisti fino a quasi fonderli ( e qui ci fermiamo per non fare spoiler)
quella di un popolo per i suoi ideali
quella di valori che cercano di radicarsi nonostante i tempi e nonostante il degrado oramai disarmante.
La scrittrice ci immerge in momenti tecnici, vividi, delle elezioni americane del “comandante in capo” del mondo libero, senza dimenticarsi mai delle emozioni (sue e di chi legge) facendo respirare un’aria vibrante, gorgogliante di tutte le contraddizioni che si possono riscontrare in una umanità che continua a cercare se stessa attraverso ogni forma e modalità.
Leggere questo libro perché?
Informarsi è un a buona abitudine per sapersi creare un pensiero critico. Farlo guidati dalla visione accesa di chi fa il proprio lavoro con etica e dedicazione, è meglio!
Tra il vero e il romanzato, alla fine di questo libro si comprendono meglio le scelte che vediamo fare ogni giorni, così da esserne sempre più protagonisti e sempre meno comparse, senza CANCELLARE nulla, perché l’IMPERFEZIONE è parte della storia stessa. Parola di Gran G.“
Care matine e cari matina, non ho nulla da aggiungere a queste parole di Gran G (meglio di lui nessuno poteva raccontarvi questa storia) se non dirvi: BUONA LETTURA
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a piccoli sorsi i ricordi portano il respiro per trovare la forza di costruire i pilastri della vita MATA
Dedico questa lettura al mio amico Tito.
Tito, uno dei miei 6 amici UNITATI, è un matitino giovane, all’alba della sua vita, pieno di idee confuse e che ha tutto ancora da scoprire. Ma come tutti i giovani, ha la pretesa di avere già capito tutto e quindi a volta, troppo spesso, con la sua punta spuntata, traccia righe che tagliano fogli. Occorre poi molta cura per rimarginarne i danni.
Sì certo, è così che funziona, senza questo non crescerebbe ma… a volte sarebbe necessario ascoltare le storie di altri, per trarne spunto.
Cosa sarebbe la sua vita senza la traccia che altri hanno percorso?
La presunzione dei giovani dovrebbe essere messa alla prova togliendo i ricordi e togliendo ogni traccia di chi li ha preceduti.
Bisognerebbe farli trovare nell’assenza affinché essi si possano rendere conto che ogni cosa che loro usano e vivono, esiste grazie al passaggio di qualcuno prima di loro. E questo passaggio è stato fatto con tanto impegno, azioni, dolore e speranze.
Nel rispetto dei percorsi reciproci, la storia, le storie, è a questo che servono.
Si pensi ad una vita che iniziasse OGGI, in questo istante, senza alcuna memoria di ciò che è già stato.
Tante infinite possibilità ma, assenza totale di punti di rifermento, necessari per progredire, migliorare, aggiungere e togliere ma comunque RIFERIMENTI.
In questo libro, Storie mie storie tue, ci sono gli abiti mutevoli che servono sul palcoscenico della vita, tutti, nessuno escluso.
Colorati, sciatti, stirati e rinnovati. Se si sanno “indossare” nel rispetto di chi li ha già fatti muovere, si conosce la magia di quella parola che tutti pronunciano e pochi sanno cosa sia: EMPATIA.
L’autrice, con sincerità disarmante, ci offre la sua vita in un percorso di travaglio ma anche di riuscita, a modo suo, come si può, perché così è la vita: perfetta nella sua perpetua imperfezione.
Due parti, una dedicata alla sua vita e l’altra anche… semplicemente due spaccati diversi, come due atti unici di teatro.
Nel primo si prende per mano e si conduce verso la via d’uscita di un labirinto emozionale, nell’altro la meraviglia del saper narrare le vite altrui dando voce poetica ad ogni ciglio mosso per dedicarsi ad esse.
Le vite… che grande bagaglio di conoscenza!
Caro Tito! Auguro a te e a chi leggerà questo libro, la capacità di sapere scrutare e vedere davvero le meraviglie nelle vite proprie ed altrui, meraviglie che non sempre si traducono in “va tutto bene” ma sempre si trasformano in “posso ogni giorno essere il meglio di me”. e nessuna vita è da buttare, da tutte c’è molto da imparare!
E nell’ampolla che ci dona, grazie alle sue pagine, si potrà trovare ogni giorno una goccia di forza di alzarsi ed una goccia di sorriso per se stessi. Queste due gocce sono un ELISIR preziosissimo di cui non si potrà più fare a meno.
Buona lettura
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un susseguirsi di parole mozzafiato che prendono per mano e portano a fare luce sulla verità
MATA
Si sa io amo “indagare” nelle pieghe degli animi umani alla ricerca degli Unitanti*, ma questa volta ho dovuto fare appello a tutte le mie capacità individuando quella da detective per poter uscire da queste pagine indenne.
Il primo impatto è stato un pò agghiacciante, talmente tanto che ho ancora tanto freddo…
… poi mi sono ben nascosta ed è iniziata la mia indagine segreta…
Ora dovrò usare una punta molto appuntita per raccontarvi questa storia.
Per rimanere delicata ed allo stesso tempo incisiva.
Questo libro TI SPARO, è stato un viaggio nelle pieghe più profonde dell’animo umano, quelle buie, quelle che non vorresti mai vedere. Ma anche quelle della rettitudine che invece infondono sicurezza e sollievo. Il bianco e il nero, gli opposti che si muovono in cerchio, quasi attratti gli uni dagli altri.
Guidata da un’abile penna, quella dello scrittore, partendo dalle cronache minuziose, mi sono ritrovata a scoprire immagini immersive, fino a sentirne l’odore e le emozioni, il palpitare del cuore che corre all’impazzata.
Tutti credono che io, in qualità di matita, non provi emozioni e sentimenti, ma di cosa potrei scrivere se non fossero questi a passarmi nella mina?
E in questa storia, le emozioni si fanno talmente dense che non puoi staccare gli occhi dalle pagine, fino alla parola “verità”.
Ma la verità che mi ha colpita è quella delle scelte che a volte si è portati a fare a causa di tanti incroci. E svolta dopo svolta ti ritrovi dalla parte opposta a quella da cui eri partito.
Ma sono ancora le scelte che poi possono riportare al punto di partenza.
Si può sempre scegliere, questo è il senso della storia (vera) raccontata. Non è mai troppo tardi, nonostante tutto.
E’ nella mia natura guardare l’umanità da Unitante, senza giudizio, senza scissione e cercando quindi di capire i perché delle scelte che si fanno.
E qui di perché, soggettivi, ce ne sono davvero tanti e sono questi che dovrebbero interessare a lettrici e lettori, andando oltre le apparenze.
Questo è un libro da leggere perché nella sua “crudezza” descrive una delle realtà possibili in cui si può cadere e, solo conoscendola, si può intravedere la possibilità di evitarla o, del “ritorno”.
Tutti i personaggi descritti hanno motivi per fare ciò che fanno, rendendo la storia crudele e segnante. Sai da subito che il finale non sarà lieto ma ciò che scopri ti rende più forte, quasi immunizzato.
Non si può vivere sempre “nel mondo delle fiabe” , parola di Mata, e più conosci la realtà e meno illusioni potranno ferirti.
Ma lo scrittore ha le prove, e ce le dona: la verità ha una forza tutta sua e ad un certo punto si manifesta, anche se ci mette del tempo.
Nel gioco delle parti, forse tutti giocano a far in modo che questo accada!
Buona lettura
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*Noi Unitanti, per chi ancora non lo sapesse, veniamo dal Mondo U.N.O quello dell’ UNIONE NATURALE ORIGINALE, dove non esistono scissioni ma costanti connessioni. Pensiamo in modo unitario, circolare. Creiamo unioni … quindi mai o l’una o l’altra (di qualsiasi cosa si stia parlando) bensì UNO ….
E anche questa vi sembrerà una delle tante mie storie assurde… come al solito… “COSE DA MATA” impossibili, da fumetto, solo nelle favole… invece NO.
Anche questa volta è UNA STORIA VERA.
Quella di JAGO (riferimento a fondo pagina) e del Rione Sanità di Napoli.
Nell’immaginario collettivo, anche se sai poco di Napoli, se pronunci “Rione Sanità” ti si aprono subito file nefasti. E non ti viene in mente che è stato il luogo a dare i natali a Totò, presenza di palazzi costruiti con architetture straordinarie (Palazzo dello Spagnolo), chiese significanti come la chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini (la chiesa blu).
La reazione è quella di fuggire da lì… come forse lo è stata per molti (giovani) che, non avendo altra possibilità (se non quella di soccombere) sono stati costretti ad abbandonare la propria dimora.
cosa SPINGE A FUGGIRE?
potremmo dire per non accettare il compromesso ma nel senso di “compromettere, mettere a rischio la reputazione, generare danno”, ma non lo faremo ( non per ora).
Ciò che mi preme raccontarvi è nascosto dentro queste parole: DEVI, DOBBIAMO e una che non si vede ….PRESSIONE.
C’è una parte in ogni essere umano legata al pragmatismo ed ha come scopo arrivare agli obiettivi ma…se dall’esterno arrivano troppe informazioni, troppe pressioni, troppe richieste contemporaneamente, perde la direzione e soprattutto perde il contatto con se stessa. Come se all’improvviso non avesse più un progetto logico da seguire. Diventa così DIPENDENTE dalle volontà esterne per poter proseguire e per poter dare fede alla sua natura composta. Ma così facendo, perde la sua identità e nel tempo (più o meno breve) da prigioniera innocente, tenterà la fuga. Il primo passo sarà verso se stessa per istinto di protezione e sopravvivenza, dunque si chiuderà dentro. E sono quelle tre parole lassù, a determinare tutto.
Possiamo riconoscere questo atteggiamento in improvvisi mutismi, chiusure improvvise, perdite di interesse che sfoceranno inevitabilmente in altrettante reazioni di compensazioni … più comuni ed evidenti delle prime perché più distruttive ed eclatanti.
Sì, sto parlando di demoralizzazione che ha come reazioni evidente il bisogno di distruggere o, di non attendere la raccolta dei risultati, ovvero di fermarsi prima. Questa reazione che ci spinge a fuggire è dunque una forma di reazione di sopravvivenza, quando intorno a noi si sta costruendo una prigione invisibile fatta di obblighi, divieti, impossibilità di espressione che ci priva di una identità e di una dignità...
e queste pressioni possono essere generate da qualsiasi forma di REGOLE IMPOSTE, giuste e non!
Questa è la storia intrecciata di chi parte (fugge), torna e di chi scegli di restare. Le storie che si mescolano, quasi a creare un unico battito, sono:
quella di JAGO, artista straordinario che nei primi anni della sua attività, è costretto ad espatriare per trovare il suo spazio di espressione, perché (ma dai???!) non apprezzato in patria.
quella dei ragazzi della Cooperativa La Sorte, che hanno scelto di restare.
e quella di un luogo pieno di tesori … Rione Sanità (NA).
Tutto grazie ad un “Termometro” che non citeremo ma che vi faccio raccontare dal mio amico Termy, perché è un suo amico.
è un astronauta, Naviga tra le stelle ovvero tra i TALENTI di ogni esistenza visibile ed invisibile. Ha una funzione specifica… ascoltatelo.
Ciao Mata, mi presento. Sono un NAUTA ovvero navigo e galleggio, non appartengo a nessun mondo ma li conosco tutti.
Viaggio costantemente tra un mondo ed un altro. Ho un compito ben preciso. Misuro la capacità di BRILLARE di ogni esistenza. Ed è così che sono andato in aiuto dando indicazioni concrete su come UNIRE le storie che hai citato. E’ solo così che è CERTO che ANDRA’ TUTTO BENE e te ne spiego anche i perché.
Massima attenzione dunque, perché è molto importante ciò che sto per dirti.
Prima di tutto io misuro I GRADI ovvero la capacità di ESSERE IN GRADO di fare o non fare alcune azioni.
Porto due tute per navigare:
una si chiama UMILTÀ, ovvero accorgersi che ci sono azioni che si possono fare ed altre che invece non sono costruttive.
l’altra si chiama RESPONSABILITÀ che non è altro che la capacità di rispondere di se stessi.
ASCOLTARE; FARE CORRETTE VALUTAZIONI e ORGANIZZARE, sono gli attrezzi che porto dal mio pianeta.
Ed è così che ho unito: la forza (per alcuni considerate presunzione) di JAGO, con la mia perseveranza ed ho usato le sue opere per creare opportunità di lavoro e quindi di vita sana, ad un gruppo di giovani che NON VOLEVANO FUGGIRE ma neanche SOCCOMBERE!
Il marmo bollente, carico del cuore pulsate di questo giovane ma testardo artista tutto Italiano, e il coraggio di questi ragazzi e ragazze, hanno determinato LA SVOLTA di cui molti hanno parlato per troppo tempo a vuoto, ma solo loro hanno realizzato , determinando LA SORTE che desideravano per loro stessi e la loro “casa”.
GIUSTE AZIONI, questa è la chiave. Le stesse che possiamo fare noi, nel nostro piccolo, andando a visitare il Museo. Con sole € 10, costruiamo fattivamente la rinascita di questo posto.
La forza di un diario è tale e quale alla bacchetta di un direttore d’orchestra. Non sai mai quale melodia può far connettere e farti udire.
Mata
LARGO PARADISO 22 , leggilo solo se sai ancora desiderare ed hai il coraggio di sognare.
Mentre leggevo le prime pagine di questo libro è arrivato Gran G che con la sua possenza, da vera gomma da cancellare, voleva eliminare ancora una volta tutti i sogni che già stavo facendo.
Sì sì, sogni! Perché già dalle prime righe, senza che vi sveli il finale, inizi ad immaginare e sognare tutti i risvolti possibili per i personaggi che vengono raccontati.
Ho dovuto chiamare il mio amico ONE, lui è un unicorno particolare.
Timido e timoroso si nasconde dietro nuvole colorate perché sa che i sogni ed i desideri sono delicatissimi e lui ne conosce l’essenza.
E’ stato lui ad aiutarmi a non rovinare tutto, ci vuole maestria per non distruggere l’immaginazione.
Così “piano piano”, mi sono intrufolata tra le parole messe ad arte una in fila all’altra e sono arrivata alla fine.
I finali sono tanti e possibili e magari diversi da quelli che vorreste.
Ma sono certa non vi deluderanno perché Alessandra Bucci, pluripremiata autrice, sa bene fare il suo lavoro: incantare e far rimanere a bocca aperta.
Su via cosa state aspettando? Chiudete quelle bocche sospese e iniziate a leggere anche voi.
😉
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unione di menti ed unione di intenti, quelle cose che accadono quando scegli di cambiare l’ordine delle cose e fai ciò che è giusto anziché ciò che è meglio: l’inatteso.
Perché si sa, il meglio è nemico del bene e quando si vuole a tutti i costi perseguirne il senso, si perdono di vista le cose vere.
Cose da Mata, direte voi, e ci potete giurare! Sono solo queste che intendo raccontarvi, perché si raccontano solo le cose che contano e oramai se conoscete un pò la mia autrice e me, dovreste averci fatto l’abitudine.
La storia che tratteggerò oggi, parla di incontri inattesi che fanno cambiare prospettive.
Accadde un giorno che grazie al suggerimento di Sissilillipirilli, decidemmo di seguire l’onda e proprio grazie ad un’onda accadde un incontro memorabile che mai avremmo potuto neanche immaginare.
Chi è Sissilillipirilli??? Ma ancora non conoscete i miei amici Unitanti? Che pazienza che ci vuole…
Lei è una gattina molto vivace che nel suo nome porta già una chiave, una frase magica, ed insegna come mettere in pratica il QUI ed ORA.
Si presenta ogni volta che il Tempo rimane incastrato dentro le pieghe della mente la quale, si ostina a voler determinare gli eventi, quando invece, è solo un registratore di essi.
Ma è dura farglielo capire… alla mente. Così arriva lei e con maestria, conduce nel luogo in cui il Tempo attende di essere ripreso. La frase magica di cui è portatrice, si pronuncia così: Sì Sì, per affermare forte l’azione; lì lì, individuando con esattezza il luogo giusto dove occorre essere; pirilli, è il salto spazio temporale che non si può mancare, per esserci senza discutere.
usa anche tu la frase magica per gestire il tempo
… …
… …
Ed è stato così che grazie a lei ci siamo ritrovate, con una nuova amica, sull’onda della meraviglia.
e di onde ce ne erano davvero tante
ed anche molto irritate
Ma è stato un incontro pieno di segreti e preziosità e quindi non posso ancora svelarne tutti i dettagli.
Sono Mata e sono solita mantenere riservatezze inaudite, tutte quelle che solo una punta di matita sa di custodire…
Vi dico solo che la mia autrice e me, ci siamo ritrovate al cospetto di un famoso attore che per ora chiameremo “colui che dona doni“, ed un noto regista che per ora chiameremo “Andrea detto Francesco”, insieme alla nostra nuova amica che per ora chiameremo Nella perché sorella della mia amica Sissillipirilli. Nella conosce bene il significato del QUI ed ORA.
Ciò che è accaduto, è scritto nel titolo di questo racconto… amabil§mente.
Con garbo e meraviglia, si sono generate connessioni profonde tra persone che forse mai si sarebbero potute incontrare, e che invece, si sono ritrovate intorno ad un caffè ed hanno lanciato fili dorati per ritrovarsi.
Hanno creato di tanti mondi dispersi, un unico concetto … aggregandosi in un nuovo paragrafo di una storia tutta da raccontare.
non sapete chi è Nicola detto il Gaudì italiano di Grosio?
Allora devo proprio raccontarvelo… aspettate, ora ve lo presento.
In un comune italiano della Valtellina, Grosio appunto, si trova un giardino incantato.
E’ stato proprio il mio nuovo amico Nicola a realizzarlo, e ci vengono da tutto il mondo a visitarlo. Ma, lui non se ne cura, continua ad abbellire il suo mondo proprio come faccio io.
Senza averlo programmato, un giorno, la mia autrice è capitata lì e loro due, nella massima semplicità si sono parlati e conosciuti e sono finiti a dipingere insieme. Lei ha lasciato nel suo giardino il mio tratto, una sorta di buon augurio per la sua splendida iniziativa che lui, ha fatto per se stesso.
Avete capito bene, lui ha proprio detto “l’ho fatto per me, non ho mai pensato che mi avrebbe fatto diventare noto”.
Un abruzzese catapultato in Valtellina per cercare lavoro, nel1982 inizia questo capolavoro (senza minimamente idea che lo sarebbe diventato) per salvare il suo matrimonio.
“Tutto questo l’ho fatto con l’unica materia che non costa nulla, la PAZIENZA. Bisogna lasciar correre, non prendersela.” Così lui anziché arrabbiarsi per incomprensioni (normali nella vita) ha preferito, in tutti questi anni, dedicare il suo tempo a creare bellezza. Trasformando così ogni reazione, oggetti vecchi, cose inutili, in BELLEZZA.
“Dovevo fare un muro di contenimento su questa parete della montagna” indica ciò che si trova alla spalle della sua casa. ” E così pezzo dopo pezzo ho realizzato un orto fatto a terrazze, ma ho voluto abbellirle per me”.
Ed è così che giorno dopo giorno, un pezzettino di vetro dopo un altro, gradino per gradino (ognuno decorato), gli anni si sono susseguiti ed è nato il GIARDINO ROCCIOSO. E mica se lo aspettava che venissero da tutto il mondo per ammirarlo (oltre 1000 visitazioni al giorno).
Pensateci, ha dell’incredibile tutto questo. In un paesino sperduto in una valle, improvvisamente un via vai di persone che ti vengono a trovare e tu non hai idea neanche perché.
Nicola è gentile, socievole, ma è rimasto l’uomo semplice di sempre di cui tutti in paese parlano benissimo.
Nicola rifugge ogni notorietà, non fa il divo, ricerca semplicità e rapporti umani autentici. Credo sia stato questo a piacergli di me. Per questo ci è venuto incontro ed ha voluto conoscersi. E’ andata proprio così. Lui era dentro al suo laboratorio, con la porta semichiusa. Ad un certo punto è uscito come se ci stesse aspettando. Un appuntamento magico preso dai miei amici UNITANTI, ne sono certa.
Ed è così che la mia autrice su suo invito, è finita a disegnare insieme a lui.
Ora anche io sono nel GIARDINO ROCCIOSO del Gaudì italiano e ne sono felice e fiera.
Tornerò a trovare il mio amico Nicola a Natale, perché è stato davvero un onore conoscerlo e la sua storia è davvero da raccontare, 70 anni vissuti a creare bellezza. Un vero UNITANTE!
Io sono felice di averlo conosciuto.
Rimanete in connessione perché ve ne parlerò ancora ma intanto voi, andate a visitare questo posto magico.
L’ingresso è libero e NON bisogna prenotare e se sarete fortunati potrete incontrare Nicola 😉